Batteria "Ammiraglio Candiani", Punta Menga

    
La base militare di punta Menga fu costruita verso la seconda met degli anni '30, divent operativa, sotto il comando della Regia Marina, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale. Fu intitolata alla memoria dell' Ammiraglio Candiani e ancora oggi la zona nota sotto il nome di "Candiani", anche se molti ne ingnorano l'origine. L'Ammiraglio Candiani era il comandante del contingente italiano che prese parte alla forza multinazionale di pace, inviata in Cina nel 1900 per risolvere il problema delle legazioni straniere assediate a Pechino dai Boxer (setta dei "Pugni di giustizia e di concordia"  caratterizzata da un estremismo a forti tinte xenofobe).

La Candiani f costruita nello stesso periodo della Sogliuzzo di Sant'Antioco (Capo Sperone), con il preciso compito di ostacolare l'accesso delle navi nemiche nel Golfo di Palmas. 

Vi erano impiegati circa 100 uomini, tra ufficiali, sottufficiali e marinai.

Il rudere della foto a sinistra era il locale in cui vi era la sala telecomunicazioni, radio e telefoniche. L'edificio costituiva un punto di osservazione privilegiato e nel piano superiore vi era installato il telemetro, utilizzato per misurare la distanza dei bersagli. 

Il compito principale della batteria era la difesa antinave, per questo era dotata di quattro cannoni da 120/45, aveva due depositi munizioni e delle riserve in ogni piazzola di tiro.

La difesa antiaerea era affidata alle mitragliere da 20 mm, mentre le postazioni erano difese con delle mitragliere Breda e Colt.  

Nella foto a destra rappresentato un marinaio della batteria antinave, impegnato in un servizio di guardia.

Non ci sono notizie di interventi dei cannoni durante il conflitto, potrebbe essere probabile l'utilizzo delle mitragliere contro gli aerei ricognitori e caccia alleati.

Tutta la zona del promontorio  stata interessata dalla costruzione di casematte, trincee, rifugi antiaerei sotterranei e costruzioni nascoste sotto la fitta vegetazione di pino d'Aleppo, di cui ancora oggi si possono ammirare i resti. Sono, inoltre, presenti, all'inizio della salita che porta alla Batteria, delle costruzioni, alcune ancora in ottimo stato e attualmente utilizzate come punti di ristoro. Probabilmente erano locali adibiti a camerate e comando. 

Studi e rilievi effettuati nella zona, e soprattutto il rinvenimento di tracce di ossidiana, hanno portato a supporre (vedi studi di Giuseppe Floris) che vi fosse un nuraghe. Ed probabile, inoltre, che vi fosse una torre di avvistamento del '700 (vedi paragrafo "Torri costiere"). Queste sono solo ipotesi, ma appare verosimile una loro distruzione per ricavarne il materiale da destinare alla costruzione dell'installazione bellica.  

Le gallerie sotterranee dei rifugi si possono visitare con l'ausilio di una torcia, un'avventura sicuramente suggestiva e piena di fascino. Si sconsiglia la visita a persone facilmente impressionabili, spesso frequente l'incontro con i pipistrelli che vi dimorano. La strada in pietra di accesso alla batteria immersa nel bosco.

bibliografia